Dopo Copenhagen, nuove difficoltà dal summit di Siviglia
Dopo il flop registrato alla conferenza di Copenhagen, arrivano stavolta da Siviglia nuove difficoltà. Infatti, al termine della prima riunione del dopo-Copenhagen dei ministri europei dell’ambiente, tenutasi nella città spagnola ededicata principalmente all’esame del programma d’azione UE 2010-2014, non è stato raggiunto un accordo tra i 27 stati dell’Unione: Francia, Regno Unito, Germania e Spagna hanno ribadito che la riduzione dei gas serra dovrebbe essere del 30% entro il 2020 rispetto ai livelli del 1990, mentre Italia e Polonia frenano per una riduzione del 20%. Resta quindi incertezza sulla riduzione che sarà formalizzata entro il 31 gennaio dagli ambasciatori dei 27 Paesi europei.
È possibile che Francia, Regno Unito, Germania e Spagna ed altri paesi virtuosi prendano la strada della riduzione del 30% convinti dell’impatto positivo per l’economia di una mutazione tecnologica più rapida, mentre altri, come l’Italia e la Polonia restino fermi ad una riduzione solo del 20%. Sarebbe bene invece trovare un accordo, un compromesso, partendo dalla ripartizione dell’impegno più avanzato (del 30%) con tutti i Paesi europei: con una ripartizione di obiettivi nazionali differenziata sulla base di parametri oggettivi. È importante che l’Italia non rompa l’unità Europea e operi per trovare un accordo.


















