ottobre 24, 2011 Acqua, News

La tutela dello squalo mediterraneo

Sono anni che le associazioni ambientaliste hanno lanciato il grido d’allarme per gli squali nel Mediterraneo. L’importanza di squali e razze nei nostri mari e’ stata evidenziata dal rapporto IUCN con l’ormai tristemente famosa Lista Rossa 2007 – Valutazione dello stato di conservazione dei pesci cartilaginei (Condritti). Questo studio afferma che sebbene il Mediterraneo sia un mare semi-chiuso, ospita una fauna diversificata di Condritti con circa 80 specie, fra cui 45 specie di squali. L’Italia, grazie alla sua posizione strategica nel cuore del Mediterraneo, ospita 43 specie di squali. Il rapporto IUCN presenta prove del fatto che la regione interessata ha la percentuale piu’ alta di squali e razze minacciate al mondo. Il 42% delle 71 specie valutate sono elencate nella Lista Rossa delle specie minacciate (nelle categorie Criticamente minacciate, in pericolo o vulnerabili) a causa del loro stato di conservazione. La principale minaccia alla loro sopravvivenza e’ la pesca, sia a livello professionale che a livello sportivo, che diversi paesi che si affacciano sul mare praticano assiduamente e in particolare nei mari italiani. Tutte le attivita’ di pesca, compresa quella sportiva, un’attivita’ diffusa lungo le coste italiane, hanno un forte impatto su molte specie, sia nel numero di animali catturati e sia perche’ spesso si tratta di catture di giovani esemplari.
Questo lo scenario dove si muove il progetto Life+ dell’Unione Europea, presentato durante la Settimana Europea degli Squali promossa come ogni anno da Shark Alliance, orientato ad azioni urgenti per la conservazione dei pesci cartilaginei nei mari italiani di cui da qui per i prossimi tre anni affidato ad una cordata di associazioni ed enti di cui capofila e’ CTS (Centro Turistico Studentesco e giovanile), associazione di protezione ambientale specializzata principalmente nella tutela della biodiversita’ marina.
In linea con il piano d’azione europeo per i pesci cartilaginei approvata nel 2009, questo progetto si propone di contribuire alla conservazione degli squali in generale, con attivita’ mirate in particolare allo squalo elefante e trigone viola, animali che non hanno valore commerciale, ma che molto spesso vengono catturati accidentalmente, per loro sono previste azioni mirate alla riduzione della mortalita’ causata dalle attivita’ di pesca professionale.
Il CTS ricorda che il ciclo di vita di squali e razze, a differenza della maggior parte delle altre specie di pesci, e’ molto lenta. Crescono lentamente, raggiungono la maturita’ sessuale in eta’ avanzata, hanno livelli di fecondita’ bassi, periodi di gestazione lunghi e di solito producono un basso numero di figli. Queste caratteristiche li rendono particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva, che non consente alla specie di ricostituire la popolazione in tempi brevi.
Quanto alle cause principali che contribuiscono all’estinzione degli squali, “due sono le spiegazioni che si possono dare – afferma Simona Clo’, responsabile del Settore Conservazione Natura del CTS e membro dello Shark Specialist Group Mediterraneo della IUNC: da un lato il degrado dell’habitat, dall’altro le catture
accidentali effettuate dalle reti fisse e da altri attrezzi da pesca che sono abbondantemente distribuiti lungo le nostre coste. Anche la pesca sportiva contribuisce alla rarefazione di alcune specie e la novita’ del progetto prevede, in collaborazione con la Fipsas, la modifica del regolamento delle gare di pesca sportiva con il divieto di cattura di tutti i pesci cartilaginei, squali in primis e razze, torpedini e i trigoni. E’ importante introdurre la pratica del tags and release – continua la Clo’ – ovvero la marcatura e il rilascio delle prede che vengono pescate”.

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