Presentato il rapporto UNEP sul mar Mediterraneo
Progressi nella lotta e nel controllo dell’inquinamento del Mediterraneo, ma pochi risultati per quanto riguarda la biodiversità con la foca monaca, balene e delfini che rimangono a rischio di estinzione o gravemente minacciati. Lo rivela lo studio sullo ‘Stato dell’ambiente e dello sviluppo nel Mediterraneo’ presentato ad Atene dal Mediterranean Action Plan (MAP) del Programmma ambientale dell’Onu (UNEP) in collaborazione con il Ministero greco dell’ambiente, dell’energia e del cambio climatico.
Il Map è un’istituzione regionale che sostiene e coordina l’applicazione della Convenzione e dei protocolli di Barcelona adottati dai paesi rivieraschi e dall’UE allo scopo di proteggere gli ambienti costieri e marini. Alla presentazione erano presenti il ministro greco dell’ambiente Tina Birbili, il segretario generale del’Agencia centrale greca delle acque Andreas Andreadakis, il responsabile dell’UNEP/MAP Maria Luisa Silva e il coordinatore del Medpol Saverio Civili. “Il quadro che emerge dal rapporto – ha spiegato Silva – è ineguale: mentre un chiaro progresso risulta nella lotta e nel controllo dell’inquinamento di origine terrestre, nell’anno internazionale della biodiversità registriamo pochi risultati per quanto riguarda la protezione della biodiversità”.
La qualità generale delle acque del Mediterraneo in riferimento alla balneabilità è migliorata, soprattutto grazie all’aumento delle strutture per il trattamento dei rifiuti, ed è stata osservata una riduzione dell’inquinamento industriale. Tali fatti, rileva il rapporto, mostrano che gli sforzi per applicare il Protocollo sulle Fonti terrestri (LBS) ha permesso di affrontare alcuni dei problemi più urgenti. Tuttavia il 40% circa delle città e il 20% degli abitanti costieri mancano ancora di adeguate infrastrutture fognarie; e raffinerie, cementifici, impianti metallurgici e per la produzione di energia continuano a rappresentare una minaccia per la qualità dell’ambiente marino. Sul fronte della biodiversità il rapporto denuncia d’altra parte in particolare il permanente rischio di estinzione per l’emblematica foca monaca di cui rimangono 400 individui, mentre la riduzione dell’80% del tonno in soli 20 anni mostra come la pesca eccessiva e i metodi non regolati di cattura possono distruggere la biodiversità ad una velocità senza precedenti. Il rapporto evidenzia infine la necessità, di fronte alle minacce che gravano sugli ecosistemi, di ulteriori sforzi per migliorare la gestione delle zone protette, il coinvolgimento di rilevanti settori economici insieme agli strumenti di intervento e controllo.


















