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		<title>Ambientalismo pratico: come misurare il progresso e muoversi verso la sostenibilità</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2013 17:44:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[«La sostenibilità è associata alla parola ambiente, ma questa stretta interpretazione ambientale è fuorviante. La sostenibilità non riguarda l’ambiente. Riguarda la riproducibilità sociale ed economica. In questo contesto, l’ambiente ha un ruolo fondamentale, perché fornisce tantissimi servizi – i quali solitamente non vengono solitamente considerati». Con le parole di Tommaso Luzzati, economista ecologico dell’università di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«La sostenibilità è associata alla parola ambiente, ma questa stretta interpretazione ambientale è fuorviante. La sostenibilità non riguarda l’ambiente. Riguarda la riproducibilità sociale ed economica. In questo contesto, l’ambiente ha un ruolo fondamentale, perché fornisce tantissimi servizi – i quali solitamente non vengono solitamente considerati». Con le parole di Tommaso Luzzati, economista ecologico dell’università di Pisa, inizia con un taglio più che mai pragmatico l’evento Misurare il progresso, muoversi verso la sostenibilità curato dal nostro quotidiano all’interno del festival Quanto Basta. Si contribuisce così a riportare ordine circa le coordinate entro le quali il dibattito sulla sostenibilità dovrebbe svolgersi per essere propositivo, cosa nient’affatto facile all’interno di certi ambientalismi.</p>
<p>Come avere un’idea ancora più precisa della sostenibilità, e del nostro rapporto con essa? Qui entra in gioco la misurazione, con un ruolo fondamentale: quello di guida politica. Per quest’oggetto «multidimensionale» che è la sostenibilità, che presenta al suo interno «diverse unità di misura e scale», costruire un indicatore composito è una bella sfida. Raccolta con entusiasmo da Luzzati, che durante l’evento presenta i risultati di due suoi studi redatti insieme a Gianluca Gucciardi e freschi di stampa, di matrice nazionale ed europea. Lo studio La sostenibilità delle regioni italiane, nato «nell’ambito dell’associazione Irta Leonardo – precisa Luzzati – utilizza complessivamente 66 indicatori, raggruppati in 10 macrotemi». Nello studio Assessing the relative sustainability of the 27 European Countries. A robustness approach gli indicatori lievitano ancora, arrivando a 76.</p>
<p>Leggi l&#8217;articolo originale e completo su: <a href="http://www.greenreport.it/news/ambientalismo-pratico-come-misurare-il-progresso-e-muoversi-verso-la-sostenibilita/" target="_blank">greenreport.it</a></p>
<p>Autore: Luca Aterini</p>


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		<title>Roma: i problemi della Capitale tra smog, consumo di suolo e rifiuti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 13:14:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>

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		<description><![CDATA[Ancora forte la stretta su Roma da parte di smog, consumo di suolo e rifiuti. Questo il poco incoraggiante scenario tratteggiato dal dossier “Roma negli anni attraverso i dati di Legambiente”, ottenuto riprendendo i dati raccolti negli ultimi nove Rapporti di Ecosistema Urbano. Nei documenti redatti tra il 2003 e il 2011 un bilancio che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora forte la stretta su Roma da parte di smog, consumo di suolo e rifiuti. Questo il poco incoraggiante scenario tratteggiato dal dossier “Roma negli anni attraverso i dati di Legambiente”, ottenuto riprendendo i dati raccolti negli ultimi nove Rapporti di Ecosistema Urbano. Nei documenti redatti tra il 2003 e il 2011 un bilancio che vede la Capitale vittima della cementificazione e intrappolata dai fumi dell’inquinamento e dalle conseguenza della cattiva gestione del sistema di smaltimento dei rifiuti.</p>
<p>Domenica 26 maggio e lunedì 27 sono in programma le prossime elezioni amministrative di Roma Capitale, alle quali i romani saranno chiamati a nominare il sindaco che dovrà guidare Roma nei prossimi 5 anni. Chiunque sarà alla guida della città si troverà di fronte un’eredità poco confortante lasciata in dono dalle amministrazioni precedenti, a partire dai dati relativi allo smog e alle polveri sottili.</p>
<p>A causa anche del traffico sempre caotico della Capitale i livelli di PM10 non scendono al di sotto del livello di guardia previsto, passando ad ogni modo dai 47 microgrammi per metro cubo del 2003 (48,3 nel 2004) alla media di 36,5 microgrammi/mc del 2011. Ad influire sui dati però, sottolinea Legambiente, la decisione della Giunta di spostare più volte nel corso degli anni le centraline di monitoraggio. Decisioni che non hanno tuttavia impedito che nel 2012 almeno 4 centraline su 10 si confermassero al di sopra dei limiti previsti per legge.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenstyle.it/roma-i-problemi-della-capitale-tra-smog-consumo-di-suolo-e-traffico-38810.html" target="_blank">greenstyle.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Claudio Schirru</strong></p>


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		<title>Merceologia del riciclo</title>
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		<pubDate>Thu, 23 May 2013 13:09:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuti]]></category>
		<category><![CDATA[riciclo dei materiali]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Rifiuti&#8221;: poche parole vengono ripetute con maggiore frequenza anche da ciascuno di noi, a proposito delle proteste per i sacchetti di immondizie che si accumulano nelle strade, contro le discariche o gli inceneritori o a proposito della raccolta differenziata.
I rifiuti sono il risultato inevitabile di qualsiasi operazione di produzione agricola o industriale e di consumo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Rifiuti&#8221;: poche parole vengono ripetute con maggiore frequenza anche da ciascuno di noi, a proposito delle proteste per i sacchetti di immondizie che si accumulano nelle strade, contro le discariche o gli inceneritori o a proposito della raccolta differenziata.</p>
<p>I rifiuti sono il risultato inevitabile di qualsiasi operazione di produzione agricola o industriale e di consumo delle merci.</p>
<p>Per limitarci ai rifiuti solidi, in Italia si tratta di circa 180 milioni di tonnellate all&#8217;anno.</p>
<p>32 di rifiuti urbani, 50 di rifiuti industriali, 70 di rifiuti delle attività di cave, miniere e residui di costruzioni, 28 di altri rifiuti. Nel complesso la vita quotidiana di ogni italiano comporta la produzione, ogni anno, di circa 500 chili di rifiuti urbani, di circa 3000 chili di rifiuti totali, pari a cinquanta volte il peso di ciascuno di noi.</p>
<p>Per evitare l&#8217;uso inquinante delle discariche o degli inceneritori ai cittadini viene chiesto di effettuare una raccolta differenziata dei propri rifiuti domestici in modo da separare le componenti che potrebbero essere riciclati con minore effetto ambientale negativo, anzi con recupero di materiali economici, di &#8220;merci riciclate&#8221;, che altrimenti richiederebbero nuove materie prime tratte dalla natura.</p>
<p>In generale però non viene adeguatamente spiegato in che cosa consiste il riciclo, un insieme di attività che coinvolge centinaia di aziende e diecine di migliaia di lavoratori, tecnologie talvolta raffinate e un grande giro di affari. Ciascuna delle frazioni di rifiuti, raccolti in maniera differenziata, viene dapprima ritirata da alcune imprese che effettuano una selezione per eliminare le componenti estranee: purtroppo infatti spesso molti cittadini, pur volonterosi, mettono alcuni rifiuti nel cassonetto sbagliato, rendendo talvolta impossibile il riciclo dell&#8217;intero contenuto.</p>
<p>Ciascuna frazione, abbastanza omogenea, di rifiuti (vetro, plastica, metalli, carta, eccetera) viene venduta (proprio così, esiste un vero commercio come se si trattasse di qualsiasi altra materia prima o merce) alle industrie che trasformano i rifiuti differenziati in nuove merci.</p>
<p>Nella Comunità Europea ciascun rifiuto, dalla lampadina bruciata, alla bottiglia della conserva di pomodoro, al camion fuori uso destinato alla rottamazione, è classificato con un codice numerico CER (Catalogo Europeo dei Rifiuti, consultabile nel Testo Unico ambientale, il decreto 152 del 2006).</p>
<p>Un rifiuto viene avviato allo smaltimento o al riciclo proprio sulla base di questo codice CER.</p>
<p>Il riciclo è effettuato da industrie specializzate di cui sarebbe bene conoscere i processi se si vuole fare una raccolta differenziata veramente efficace.</p>
<p>Proprio in aprile una speciale commissione della Confindustria, l&#8217;associazione degli industriali, ha pubblicato lo studio: &#8220;Verso un uso più efficiente delle risorse&#8221; il cui testo è disponibile in Internet e che potrebbe essere utile in molti corsi universitari, dal momento che molte fasi della caratterizzazione e del riciclo dei rifiuti richiedono controlli chimici e fisici, in qualche caso molto delicati. Dal documento citato appare, per esempio, che nella produzione vitivinicola si forma oltre un milione di tonnellate di sottoprodotti dai quali potrebbero essere ottenuti gas combustibili o alcol etilico. Degli oltre sei milioni di tonnellate della carta e dei cartoni raccolti in maniera differenziata in Italia ogni anno, solo cinque entrano nei processi di produzione di nuova carta e in tali processi di riciclo si formano altri rifiuti: 400 mila tonnellate all&#8217;anno: fanghi di disnchiostrazione e di altro tipo, che finiscono nelle discariche o negli inceneritori.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=22090" target="_blank">greenreport.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Giorgio Nebbia</strong></p>


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		<title>E&#8217; scontro (anche politico) sui sistemi di autoconsumo energetico</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 14:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[consumo energetico]]></category>

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		<description><![CDATA[Aper, l&#8217;Associazione dei produttori energie rinnovabili, Assosolare, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria fotovoltaica, e il Coordinamento FREE hanno espresso, con un duro comunicato stampa, un profondo dissenso rispetto alle posizioni espresse dall&#8217;Autorità per l&#8217;energia in materia di SEU (Sistemi Efficienti d&#8217;Utenza), di RIU (Reti Interne d&#8217;Utenza) e, più in generale, ai sistemi di autoconsumo energetico.
I SEU sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Aper, l&#8217;Associazione dei produttori energie rinnovabili, Assosolare, l&#8217;Associazione Nazionale dell&#8217;Industria fotovoltaica, e il Coordinamento FREE hanno espresso, con un duro comunicato stampa, un profondo dissenso rispetto alle posizioni espresse dall&#8217;Autorità per l&#8217;energia in materia di SEU (Sistemi Efficienti d&#8217;Utenza), di RIU (Reti Interne d&#8217;Utenza) e, più in generale, ai sistemi di autoconsumo energetico.</p>
<p>I SEU sono stati definiti dal decreto legislativo n. 115/08 (modificato dal d. lgs 56/10), come sistemi in cui uno o più impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili o in assetto cogenerativo ad alto rendimento, con potenza complessiva non superiore a 20 MWe e installati sullo stesso sito, anche nella titolarità di un soggetto diverso dal cliente finale, sono direttamente connessi, per il tramite di un collegamento privato senza obbligo di connessione di terzi, all&#8217;unità di consumo di un solo cliente finale (persona fisica o giuridica) e sono realizzati all&#8217;interno di un&#8217;area di proprietà o nella disponibilità del medesimo cliente. I SEU si configurano come sistemi di auto-approvvigionamento energetico e sono esclusi dal novero delle reti elettriche.</p>
<p>Per questo, i SEU permetterebbero ad un produttore di energia da fonti rinnovabili di poter vendere l&#8217;elettricità a un cliente a un prezzo fortemente concorrenziale, in quanto non ci sarebbero gli aggravi legati agli oneri di sistema e di dispacciamento, propri delle reti pubbliche. Pertanto, proprio grazie ai SEU, le energie rinnovabili potrebbero divenire molto competitive anche senza l&#8217;ausilio di lauti incentivi. Ed è per questo motivo che il mondo delle rinnovabili guarda con interesse ai SEU. Purtroppo però ad oggi si tratta di una realtà prevista solo sulla carta, in quanto la delibera attuativa dell&#8217;Aeeg che li avrebbe dovuti regolare non è stata ancora pubblicata (doveva esserlo entro 90 giorni dal d. lgs 115/2008!)</p>
<p>Discorso simile per i RIU: si tratta infatti di reti private, definite dalla legge n. 99/09 e aventi una serie di caratteristiche specifiche, indicate dalla legge stessa.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=22065" target="_blank">greenreport.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Fabio Tognetti</strong></p>


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		<title>Fotovoltaico senza incentivi: APER attacca AEEG sui SEU</title>
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		<comments>http://www.informambiente.it/?p=8714#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 22 May 2013 12:37:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[impianti fotovoltaici]]></category>

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		<description><![CDATA[Riprende la polemica incandescente fra associazioni di settore e l’Autorità per l’Energia (AEEG) attorno ai SEU. In gioco, secondo APER, AssoSolare e il Coordinamento FREE ci sarebbe il futuro delle rinnovabili nel Paese.
Ma cosa è un SEU? I SEU, definiti legalmente dal Dlgs n. 115/08 (modificato dal Dlgs n. 56/2010), non sono altro che reti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Riprende la polemica incandescente fra associazioni di settore e l’Autorità per l’Energia (AEEG) attorno ai SEU. In gioco, secondo APER, AssoSolare e il Coordinamento FREE ci sarebbe il futuro delle rinnovabili nel Paese.</p>
<p>Ma cosa è un SEU? I SEU, definiti legalmente dal Dlgs n. 115/08 (modificato dal Dlgs n. 56/2010), non sono altro che reti d’utenza interna riguardanti esclusivamente due soggetti: il produttore e il cliente, presso il quale viene installato un impianto energetico, a fonti rinnovabili o cogenerativo ad alta efficienza (gas), con una potenza massima di 20MWe.</p>
<p>I SEU permettono, allora, di delocalizzare al massimo la produzione energetica.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenstyle.it/aper-sui-seo-laeeg-continua-a-sbagliare-38644.html" target="_blank">greenstyle.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Guido Grassadonio</strong></p>


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		<title>Fotovoltaico: in arrivo una tassa sul Conto Energia?</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:16:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[fotovoltaico]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo quanto riportato da un recente articolo de Il Giornale il Governo Letta potrebbe imporre una tassa sui ricavi del fotovoltaico e delle altre rinnovabili. Più che tassa, in realtà, si tratterebbe di un escamotage fiscale per drenare circa mezzo miliardo l’anno da chi ha investito, indebitandosi, per costruire gli impianti. Il meccanismo sarebbe quello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo quanto riportato da un recente articolo de Il Giornale il Governo Letta potrebbe imporre una tassa sui ricavi del fotovoltaico e delle altre rinnovabili. Più che tassa, in realtà, si tratterebbe di un escamotage fiscale per drenare circa mezzo miliardo l’anno da chi ha investito, indebitandosi, per costruire gli impianti. Il meccanismo sarebbe quello dell’indetraibilità degli interessi passivi.</p>
<p>È evidente che non si tratta di una tassa diretta, ma solo formalmente: sono soldi che, retroattivamente, vengono sottratti a chi ha investito negli ultimi otto anni in rinnovabili. Fotovoltaico in particolare. La cosa drammatica è che non è l’unica voce che gira: un’altra ipotesi sarebbe quella della tassazione diretta dei guadagni derivanti dagli incentivi statali. Tassazione che, per il fotovoltaico, potrebbe variare dal 12% al 18% in base al Conto Energia di cui gode l’impianto.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenstyle.it/fotovoltaico-in-arrivo-una-tassa-sul-conto-energia-38358.html" target="_blank">greenstyle.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Peppe Croce</strong></p>


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		<title>Cooperazione sostenibile. Acqua bene comune: l&#8217;esperienza di gestione comunitaria di Tonacatepeque</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 13:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Acqua]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[gestione acqua]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi anni, in Centro America, le esperienze di gestione comunitaria dell&#8217;acqua sono diventate fondamentali per permettere l&#8217;accesso alle risorse idriche nelle zone marginali, principalmente a causa delle carenze dei sistemi di distribuzione nazionali. In El Salvador esistono circa 1.800 associazioni e giunte d&#8217;acqua che beneficiano 1.900.000 persone, quasi un terzo della popolazione residente. Questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi anni, in Centro America, le esperienze di gestione comunitaria dell&#8217;acqua sono diventate fondamentali per permettere l&#8217;accesso alle risorse idriche nelle zone marginali, principalmente a causa delle carenze dei sistemi di distribuzione nazionali. In El Salvador esistono circa 1.800 associazioni e giunte d&#8217;acqua che beneficiano 1.900.000 persone, quasi un terzo della popolazione residente. Questo paese ha uno dei tassi di accesso all&#8217;acqua potabile più bassi di tutta l&#8217;America Latina: solo l&#8217;11% delle acque superficiali sono adatte al consumo umano, previa potabilizzazione con metodi convenzionali quali clorazione, filtrazione o sedimentazione, inoltre solamente il 58% della popolazione dispone di connessione domiciliare in comparazione ad una media regionale del 75%, la somministrazione di acqua nella maggioranza delle località varia dalle 16 ore per giorno, nelle zone centrali e costiere, a meno di quattro ore giornaliere o addirittura una volta ogni quattro giorni nelle zone orientali del Paese (Chalatenango, Morazan e l&#8217;area settentrionale di Cuscatlan e San Salvador).</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=22035" target="_blank">greenreport.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Cospe</strong></p>


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		<item>
		<title>Eolico: a Taiwan un grattacielo ricoperto da migliaia di turbine</title>
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		<comments>http://www.informambiente.it/?p=8702#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 20 May 2013 14:06:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[energia eolica]]></category>

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		<description><![CDATA[Un grattacielo eolico nel futuro di Taiwan. Il progetto Taiwan Tower prevede la costruzione di una torre alta 350 metri ricoperta da migliaia di mini turbine eoliche e dalla facciata ispirata al fiore tradizionale della cultura locale e cinese, il susino (o pruno).
Il nuovo colosso eolico è stato disegnato dal Decode Urbanism Office di Pechino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un grattacielo eolico nel futuro di Taiwan. Il progetto Taiwan Tower prevede la costruzione di una torre alta 350 metri ricoperta da migliaia di mini turbine eoliche e dalla facciata ispirata al fiore tradizionale della cultura locale e cinese, il susino (o pruno).</p>
<p>Il nuovo colosso eolico è stato disegnato dal Decode Urbanism Office di Pechino e si autoalimenterà grazie alle turbine eoliche presenti sulle sue facciate, a loro volta illuminate dalle migliaia di luci LED presenti sulla struttura. I rotori saranno in grado di adattarsi alle mutazioni nella direzione del vento, fornendo l’effetto del movimento di tanti fiori di susino. Questo grazie all’involucro esterno, sul quale saranno attivi i generatori eolici, che assumerà una differente angolatura in base all’effettiva produzione energetica.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenstyle.it/eolico-grattacielo-a-taiwan-ricoperto-da-migliaia-di-turbine-37977.html" target="_blank">greenstyle.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Claudio Schirru</strong></p>


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		<title>Crollo dei consumi energetici in Italia: sostenibilità a geometria variabile</title>
		<link>http://www.informambiente.it/?p=8698#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed</link>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 13:56:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[consumi energetici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.informambiente.it/?p=8698</guid>
		<description><![CDATA[Il Dipartimento per l&#8217;Energia del Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato sul proprio la versione di sintesi del Bilancio Energetico Nazionale 2012, ancorché in versione non definitiva. La pubblicazione, che raccoglie annualmente i dati relativi al settore energetico nazionale, è passata quasi inosservata, nonostante l&#8217;importanza del documento, che rappresenta una fotografia dello stato attuale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Dipartimento per l&#8217;Energia del Ministero per lo Sviluppo Economico ha pubblicato sul proprio la versione di sintesi del Bilancio Energetico Nazionale 2012, ancorché in versione non definitiva. La pubblicazione, che raccoglie annualmente i dati relativi al settore energetico nazionale, è passata quasi inosservata, nonostante l&#8217;importanza del documento, che rappresenta una fotografia dello stato attuale del nostro Paese e un ricchissimo spunto per un&#8217;analisi non solo energetica della nostra economia.</p>
<p>I dati in esso contenuti evidenziano i profondi mutamenti che attraversano l&#8217;Italia: nel 2012 il consumo interno lordo di energia è crollato del 3,5% rispetto all&#8217;anno precedente. Un calo che, se considerato al netto dei consumi e delle perdite relative al settore energetico, è addirittura maggiore e sale al 4,2%. Infatti l&#8217;energia impiegata in Italia nel 2012 è stata di poco più di 129 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio, a fronte di oltre 135 milioni nel 2011.</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su: <a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=22006" target="_blank">greenreport.it</a></strong></p>
<p><strong>Autore: Fabio Tognetti</strong></p>


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		<title>L’Everest si squaglia: i ghiacciai si ritirano, aumentano le temperature e diminuisce la neve</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 13:06:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Clima]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamenti climatici]]></category>

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		<description><![CDATA[Negli ultimi 50 anni i ghiacciai dell&#8217;Everest &#8211; il monte più alto del mondo &#8211; e del Sagarmatha National Park che lo comprende si sono ridotti del 13%, mentre in quell&#8217;area dell&#8217;Himalaya le temperature aumentavano e le nevicate diminuivano. E&#8217; quanto emerge da una ricerca italiana (&#8221;Cryosphere in a Warming Climate: Changes, Impacts, and Adaptation [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 50 anni i ghiacciai dell&#8217;Everest &#8211; il monte più alto del mondo &#8211; e del Sagarmatha National Park che lo comprende si sono ridotti del 13%, mentre in quell&#8217;area dell&#8217;Himalaya le temperature aumentavano e le nevicate diminuivano. E&#8217; quanto emerge da una ricerca italiana (&#8221;Cryosphere in a Warming Climate: Changes, Impacts, and Adaptation / Posters&#8221;) presentata al Meeting of the Americas a Cancun, Messico, una conferenza scientifica sostenta anche dall&#8217; American geophysical union  (Agu).</p>
<p>Sudeep Thakuri, un ricercatore nepalese del&#8217;Istituto ricerca sulle acque (Irsa) Cnr e che ha lavorato Ev-K2 Cnre e l&#8217;Ong italiana Cesvi, formatosi all&#8217;università degli Studi di Milano e alla Tribhuvan University in Nepal, con il suo team completamente italiano (Franco Salerno, Nicolas Guyennon, Gaetano Viviano, Claudio Smiraglia, Carlo D&#8217;Agata, Gianni Tartari) hanno utilizzato  immagini satellitari e mappe topografiche,  scoprendo che  la maggior parte dei ghiacciai dell&#8217;Everest  si stanno ritirando ad un ritmo accelerato, con la copertura nevosa si è spostata verso l&#8217;alto di 180 metri.</p>
<p>Il team italiano spiega sul sito dell&#8217;Agu che «I ghiacciai più piccoli di un chilometro quadrato stanno scomparendo i più velocemente ed dal 1960 hanno sperimentato una diminuzione del 43% della superficie. Dato che i ghiacciai si stanno sciogliendo più velocemente di quanto sono rifornito da ghiaccio e neve, si stanno rivelando rocce e detriti che in precedenza erano nascosti in profondità sotto il ghiaccio». Secondo Thakuri «Queste sezioni detritiche dei ghiacciai sono aumentate di circa il 17% dal 1960. Anche i fronti dei  ghiacciai si sono ritirati in media di 400 metri dal 1962».</p>
<p>.</p>
<p><strong>Leggi l&#8217;articolo completo ed originale su:<a href="http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&amp;id=21961" target="_blank"> greenreport.it</a></strong></p>


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