La automobili sono più dannose degli aerei
Uno studio sull’impatto dei trasporti sull’aumento delle temperature ha rivelato che le auto producono una quantità di biossido di carbonio per passeggero-chilometro più alta rispetto agli aerei.
Uno studio sull’impatto dei trasporti sull’aumento delle temperature ha rivelato che le auto producono una quantità di biossido di carbonio per passeggero-chilometro più alta rispetto agli aerei.
L’appello arriva dal nuovo segretario esecutivo della UNFCCC, Christiana Figueres: ridurre le opzioni sul tavolo dei negoziati sul clima e trovare un metro comune di riferimento sui nuovi impegni di riduzione.
Secondo una ricerca dell’Università di Adelaide, i fattori di influenza sarebbero disboscamento, trasformazione di habitat naturali, specie a rischio estinzione ed emissioni di CO2.
In vista delle discussioni sul clima organizzate dall’ONU per la prossima settimana, l’Unione Europea ha pubblicato uno studio sulla possibilità di rendere più ambiziosi i propri obiettivi di riduzione delle emissioni.
”L’Italia del governo Berlusconi – si legge nel rapporto – continua a caratterizzarsi per l’assenza completa di strategie di governo delle emissioni e per una marcata politica di disinvestimento sull’ambiente in generale”.
Secondo Massimo Gargano, presidente dell’Associazione nazionale bonifiche, in Italia è di primaria importanza un piano di progetti per far fronte alle emergenze idrogeologiche.
Un rapporto realizzato dall’ISTAT e dal CRA evidenzia la differenza di temperature e precipitazioni tra il periodo 2000-2009 e il trentennio 1971-2000.
L’accordo prevede un limite di 2 gradi di aumento della temperatura media del pianeta e la creazione di un fondo per la riduzione delle emissioni.
Per raggiungere l’obiettivo di riduzione della CO2 fissato al 6,5%, l’Italia deve arrivare a ridurre ancora le proprie emissioni del 3,5%.
Il rischio è di arrivare ad accordi che “non avrebbero nessun effetto sul surriscaldamento del pianeta e si trasformerebbero in un handicap economico sul mercato globale per i Paesi ambientali più virtuosi”.
Al termine della prima riunione dei ministri europei dell’ambiente del dopo-Copenhagen, non è stato raggiunto un accordo tra i 27 stati dell’Unione sul programma d’azione 2010-2014.
Secondo il rapporto internazionale Climate Change Performance Index, l’Italia si trova al 44° posto in materia di politiche ambientali ed energetiche, perdendo 3 posizioni rispetto al 2008.
Un “dialogo tra sordi”. Con queste forti parole Stefania Prestigiacomo ha descritto l’atmosfera che si è respirata a Copenhagen durante la riunione informale del gruppo ristretto dei 45 Paesi leader svoltasi ieri.
“Il protocollo di Kyoto non è negoziabile”: è la posizione unanime dei grandi paesi in via di sviluppo (Cina, India, Sudafrica, Brasile e Sudan) che rispondono così alla bozza di accordo preparata dalla presidenza danese della Conferenza ONU di Copenhagen.
L’ISAC-CNR ha condotto una ricerca sull’andamento climatico in Italia negli ultimi 2 secoli. Dalla classifica degli anni più caldi in Italia (2003, 2001, 2007, 1994, 2009, 2000, 2008, 1990, 1998, 1997) si evince che tutti i primi 10 anni più caldi dal 1800 ad oggi, sono successivi al 1990 e che, di questi, sei su 10 sono successivi al 2000.